Una storia vera accaduta ad Alessandro “Acc” Acciardi
Io e il mio avversario ci stavamo scaldando uno accanto all’altro, concentrati e dignitosamente terrorizzati (o forse lo ero solo io). So che non si dovrebbe fare e so di star per raccontare qualcosa che suonerà per lo più come una bestemmia per gli addetti del settore: decisi di sorridergli e farci amicizia.
Acc-“C’è da cagarsi sotto, eh?”
Avversario-“Mamma mia si, che ansia”
Acc-“Va beh, cerchiamo di dare un pò di spettacolo e di divertirci. Io sono Ale”
Avversario-“Andrea. Speriamo di non far cazzate”
Acc-“E di non farci male. No ok, ti do il mio permesso per provare a farmi male, ma ci tengo a dire che non vorrei assolutamente farti male”
Avversario-“Grazie, vale anche per me”
Una conversazione alquanto bizzarra per due uomini in tutina aderente pronti a sudarsi addosso con contatti meno casti di una prima notte di nozze. Avremmo tentato di soffocarci e romperci arti, è vero, ma ci tenevo lui sapesse che sono simpatico.

I primi minuti di lotta passarono in parità e ancora in piedi, fino a che non mi lanciò in terra. Feci una cosa molto stupida e appoggiai la mano durante la caduta col rischio di rompermi il braccio, ma andò bene e finii col rimbalzare wallabylmente in una mezza guardia. Stavo perdendo, ma ero ancora in gioco.

Non c’era verso io riuscissi a rialzarmi, mi premeva verso il basso con tutto il suo peso e cercava senza sosta di superare la mia sgangherata difesa…che però tenne abbastanza da sfruttare un tentennamento e permettermi di lanciarmi sopra di lui (negli abbracci sono potentissimo). Pari, ora eravamo pari.
Non riuscivo a decidere cos’altro fare da quella posizione. Salire in monta sopra di lui? Provare ad attaccare la sua spalla? Piangere un pò?Dopotutto basta una sola distrazione e…e infatti mi aveva ribaltato, tornando a darmi addosso per quelle che mi sono sembrate ore. Io non ne avevo più, lui nemmeno. Il tabellone segnava vantaggio suo.
Gli ultimi secondi li passammo fissandoci a distanza e ansimando. Era chiaro: per quanto dignitosamente, avevo perso anche stavolta.
Restava il tentativo nella categoria con il GI (il kimono), un gomito su due, il tifo di Benny e Teo, lo sguardo amorevolmente preoccupato di Bunny e poi, a sorpresa, arrivò a vedermi combattere per la prima volta mio padre.
Se ero davvero in grado di vincere almeno una volta, era il momento di dimostrarlo.
P.S. Dani non poté esserci ma ci tenne a mostrarmi il suo sostegno con una foto mentre faceva una verticale. Così, a caso.

[Fine seconda parte]

La vita può davvero essere dura per una cintura bianca del BJJ, ma qui si tratta del mio ultimissimo torneo e volevo davvero vincere 🦘

Ragazzo mio io ti voglio un mondo di bene e lo sai ma questi tuoi exploit mi danno da pensare…