Strategie non del tutto riuscite per sopravvivere ad un funerale

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Una storia vera accaduta a Sorella

C’è sempre una sorta di imbarazzo da gestire nella morte del caro di qualcun altro: è meglio il silenzio, il semplice “condoglianze” freddo e dozzinale o fare qualcosa di più? Anche Sorella se lo chiedeva, ma finì con lo sbagliare lo stesso.

Ad una collega era venuto improvvisamente a mancare il padre e la poveretta avrebbe saltato così la cena aziendale. Sorella e le colleghe in auto con lei, volevano fare “qualcosa di più” e scelsero di farle una sorpresa andandola a trovare prima della cena. Sorella non sapeva della veglia funebre con bara aperta in corso. E Sorella soffre di attacchi di panico.

Il rischio di star male alla vista del defunto la spaventava, quello di fare brutta impressione con le colleghe ancora di più, così passò alla strategia del silenzio. La tecnica consisteva nel passare come l’ennesima ospite dallo sguardo triste, senza dire nulla che attirasse l’attenzione o comportasse altre domande.

“Grazie di essere qua”- “Vuoi dell’acqua?”- “i funerali saranno domani”

Tutte frasi rispondibili con cenni della testa, inclinazioni delle sopracciglia e l’inarcare della bocca. La strategia funzionò tanto da farla tornare incolume alla macchina. Ma a quel punto il silenzio stava durando da troppo: sarebbe passata per una stron** insensibile? Decise di dire una frase sola, qualcosa di semplice che desse l’idea di empatia.

<minuti di silenzio nell’auto di ritorno>
<altri minuti di silenzio nell’auto di ritorno>

Sorella-“Però che tracollo brutto che ha avuto”
Collega-“Ma dai non si dicono queste cose!”
Sorella-“…scusa”.

Soffrite di attacchi di panico e dovete sopravvivere ad una veglia funebre con bara aperta? Sorella ce l’aveva quasi fatta 🦘

Un commento
  1. NO! Io sto con lei…avrei fatto ESATTAMENTE lo stesso commento…fatti forza SISTA non sei da sola!

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